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I metalli preziosi: il saggio e le marcature


Oro, argento, platino e palladio. Questi sono i metalli preziosi riconosciuti dalla legislazione italiana, nonché comunitaria. Gli stessi produttori e i consumatori, spesso, dimostrano di non avere le idee molto chiare sulle differenze tra i metalli stessi e su quello che deve caratterizzare un oggetto di metallo prezioso per poter essere posto in vendita e per poterne verificare l'autenticità all'atto dell'acquisto.
La normativa italiana al riguardo si basa sul D. Lgs. n. 251 del 22 maggio 1999, che ha recepito gli orientamenti della Comunità Europea, e sul regolamento D.P.R. 30 maggio 2002, n. 150, entrato in vigore il 9.8.2002.

Un oggetto in metallo prezioso deve riportare il titolo in millesimi ed il marchio di identificazione. Il titolo indica quante parti ci sono di metallo prezioso su mille parti totali. I titoli legali sono: 950, 900, 850 millesimi per il platino, 950 e 500 per il palladio, 750, 585, 375 per l'oro e 925 e 800 per l'argento. Il titolo, impresso in maniera ben visibile sull'oggetto, è racchiuso in una diversa figura geometrica a seconda del metallo prezioso di cui è fatto l'oggetto considerato.
Perché l'oggetto possa essere fabbricato e posto in commercio in Italia, quindi trovarsi in vendita nelle gioiellerie ed oreficerie, deve portare impresso oltre al titolo anche il marchio di identificazione del fabbricante riportante la sigla della provincia e da un numero identificativo del fabbricante stesso.
Il marchio è assegnato in seguito all'iscrizione nell'apposito Registro degli assegnatari di marchio tenuto dalla Camera di Commercio competente territorialmente e la concessione dello stesso è soggetta a rinnovo annuale.


Nota bene: la Repubblica di San Marino non fa parte della UE né del SEE. E’ uno stato extracee a tutti gli effetti.

In generale è quindi ben necessario che sia ben identificata la provenienza di un oggetto in commercio.
 
Rimangono esclusi dall'obbligo del marchio e del titolo solo gli oggetti di antiquariato, le monete, le medaglie e altri oggetti contrassegnati dal marchio speciale della Zecca, e quelli che pesano meno di un grammo, nonché quelli usati in odontoiatria, nell'industria, facenti parte di apparecchi scientifici, usati in possesso di aziende commerciali, i residui di lavorazione e le leghe saldanti a base di argento, platino o palladio.


Per tutelare la fede pubblica, ma ancor più l'interesse diretto del consumatore, il fabbricante, il venditore e l'importatore devono servirsi di questi strumenti di garanzia e l'acquirente deve fare attenzione a ciò che gli viene venduto verificando che almeno queste norme e queste indicazioni siano rispettate.

 
L’attività dell’Ufficio Metrico in questo campo è relativa al controllo degli oggetti posti sul mercato attraverso visite ispettive volte al controllo dell’autenticità degli oggetti in metallo prezioso e al rispetto delle normative di settore.

 

Per l'esecuzione del saggio la Camera di Commercio di Rimini ha una convenzione con il laboratorio S.A.G.O.R. di Arezzo.


CURIOSITÀ

la parola “carato” deriva da “carruba” i cui semi erano l’unità di misura per quantità molto piccole. I semi di carruba hanno in media  il peso pari a 1/5 di grammo.
Il carato è ancora oggi unità di misura per i diamanti, ma non per i metalli preziosi.

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